|
Si è realizzato un registro mondiale per i trapiantati di fegato nei pazienti hiv hcv.
Gli immunologi italiani denunciano una situazione grave. Quando, disgraziatamente il paziente evolve in una di queste patologie, oggi esiste la possibilità del trapianto di fegato con sempre migliori possibilità di successo. Il paziente segue un trattamento antirigetto a base di un singolo farmaco, che riceve ad un dosaggio inferiore rispetto ai pazienti non sieropositivi e in associazione con la terapia per l’HIV. L’esperienza raccolta negli ultimi anni nei centri trapianto dei diversi paesi del mondo è il punto di partenza per poter disporre di dati significativi, utili al confronto e all’ampliamento delle conoscenze fino ad oggi accumulate. Tuttavia, la parzialità dei dati disponibili, ancora poco numerosi e relativi soltanto ad alcuni centri, rappresenta un fattore di rallentamento allo sviluppo dei trapianti nei pazienti sieropositivi, non ultima la difficoltà legata al problema della privacy. Con l’obiettivo di raccogliere i dati di tutti i centri del mondo che hanno eseguito almeno un trapianto in un paziente sieropositivo, sotto la direzione del professor Ignazio Marino, fino a settembre direttore dell’Ismett e ora responsabile del Liver Trasplantation & Surgery Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia, in collaborazione con la Fujisawa, da gennaio è stato avviato il progetto per la realizzazione di un “Registro mondiale dei pazienti sieropositivi trapiantati”. Inoltre, saranno raccolte alcune informazioni biologiche, come quelle relative al comportamento delle citochine dopo trapianto. Infatti, alcuni dati preliminari indicano che questa categoria di trapiantati abbia biologicamente una tendenza al rigetto degli organi inferiore rispetto alla popolazione non sieropositiva. Il Protocollo italiano Nel luglio 2002 è stato approvato il protocollo messo a punto dalla Commissione Nazionale AIDS e dal Centro Nazionale Trapianti, che apre la strada ai trapianti nei sieropositivi e fissa i criteri clinici di trapiantabilità e il percorso amministrativo. I dati clinici che determinano l’indicazione o l’esclusione alla trapiantabilità si basano soprattutto sui seguenti parametri: carica virale, conta CD4, assenza di infezioni opportunistiche, assenza di storia di neoplasia ad eccezione di neoplasia epatica per il trapianto di fegato. Il trapianto in soggetti sieropositivi è previsto solo nel caso del fegato, al momento attuale sono esclusi tutti gli altri organi; non è ammesso il trapianto da donatore vivente, anche se tale limite non è supportato da dati scientifici e dall’esperienza straniera. Ogni caso, inoltre, deve essere sottoposto alla valutazione del comitato etico dell’ospedale, anche se i parametri clinici del paziente corrispondono ai criteri di trapiantabilità previsti dal protocollo. Questo significa che i pazienti sieropositivi non sono considerati come gli altri, ma persiste il concetto di eccezionalità dell’intervento, che viene considerato di fatto come terapia sperimentale. È compito, infine, dei centri interessati proporre la propria candidatura per eseguire i trapianti nei pazienti sieropositivi, e attendere la successiva autorizzazione nel caso in cui rispondano ai precisi requisiti stabiliti dal protocollo. |
|