da Quotidiano.netLA RIVOLTA Epatite e Aids, gli emofiliaci in piazzaScandalo sangue infetto «Bloccati i risarcimenti»di Lorenzo Bianchi «Siamo alla guerra fra poveri. Sono un emofilìaco ammalato di epatite cronica. E mi sento di serie B. Appartengo al gruppo dei 112 che dallo Stato non hanno ricevuto ancora una lira di risarcimento. L’epatite C me la sono beccata con gli emoderivati acquistati in farmacia. Se ci riesco, martedì andrò a Roma. Presidierò il ministero della Salute. Spero di farcela. Sto già pensando alla scaletta dell’aereo. Mi preoccupa, anche se non sono ancora costretto a muovermi con le stampelle. Cinque anni fa ho dovuto lasciare il mio lavoro di rappresentante. Lo Stato mi versa 600 euro al mese di indennizzo che non consentono di essere autonomo». Il suo nome-schermo è Gaetano. Ha 38 anni, vive a Palermo. Il virus dell’epatite lo perseguita dalla fine degli anni Ottanta. La tragedia delle vittime da sangue infetto si trascina dall’inizio di quel decennio. Il difensore di Gaetano, l’avvocato palermitano Ermanno Zancla, tenta di condurci per mano in un ginepraio di norme, di sentenze e di avarizie pubbliche. «Grazie al decreto legge numero 141 del 2003 sono state risarcite solo 718 persone, sulle oltre 800 che ne avevano diritto. Hanno ricevuto in media 450mila euro — spiega il legale — Per gli altri non c’è ancora nulla. I 718 sono quelli rappresentati da due soli studi legali. Gli altri debbono aspettare. Anzi attendono inutilmente da due anni e mezzo. E ora, nonostante le rassicurazioni ufficiali, è circolata la voce che, in ossequio a una sentenza della Cassazione del 31 maggio di quest’anno, solo tre, i più giovani, riceveranno i quattrini dovuti…». Sarebbe l’ennesimo schiaffo. Il sottosegretario Cesare Cursi ha promesso circa un mese fa che si sarebbero trovati i soldi per chiudere la partita di tutti gli emofilìaci entro la fine dell’anno. Ma gli avvocati dei 112 sono stati scottati troppe volte perché possano sentirsi al sicuro. Capire perché si sia creata questa distinzione fra disperati è impresa ardua. Si sa solo che i 712 fanno parte di un gruppo cosiddetto ‘storico’, quello che aveva in piedi una causa contro lo stato già nel 1999, l’anno nel quale Rosi Bindi, allora ministro della Sanità, decise che la Repubblica aveva tutto l’interesse a chiudere la scandalosa partita. Proprio nel ‘99 l’Italia era stata condannata a Strasburgo per aver violato, con la somministrazione del sangue infetto, l’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Il 9 novembre si insedia un gruppo paritetico. Nella commissione vengono cooptati i rappresentanti dei due studi legali che hanno raccolto il primo nucleo di cause, quelle intentate dai famosi 718. Da allora lo stato sembra aver occhi solo per loro. I 112 che si aggiungeranno in seguito con gli stessi diritti si troveranno esclusi dai primi 500 milioni di rimborsi che vanno da 388 a 619mila euro per persona. Nasce una nuova commissione per definire l’entità dei risarcimenti al secondo scaglione, quello dei 112. Ma nell’organismo non vengono ammessi i loro legali. Nel frattempo la Cassazione sentenzia in senso clamorosamente restrittivo. Ha diritto agli indennizzi solo chi, per trasfusione, ha contratto l’Aids dopo l’85 e l’epatite C dopo il 1988. C’ è da restare basiti. Specie se si pensa che stiamo parlando solo di una sparuta pattuglia di vittime del sangue infetto. Dell’esercito complessivo dei contagiati si hanno stime ancora incerte. Potrebbero essere trentanovemila. Anche loro incombono sulle esangui risorse dell’erario. Nell’attesa molti sono già scomparsi. «Dei miei quindici clienti due sono deceduti», commenta sconsolato Zancla. Solo la giovane età concede un barlume di speranza a Fabrizio, 18 anni, ammalato di Aids e di epatite C: «Non mi sono fatto mancare nulla. Mi sento doppiamente discriminato». Un altro Fabrizio, nome ovviamente di ‘battaglia’, 38 anni, palermitano, descrive la sua farmacia quotidiana: «Quindici pillole, una iniezione di interferone. Un prelievo e una visita ogni settimana. Facevo il rappresentante. Otto anni fa mi sono trasformato in traduttore dal tedesco. Sono costretto a centellinare la mia attività e la mia vita». |
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