29-04-2003
Veltri: «Processo plasma, per l’Italia un’ingiustizia infinita»

PAVIA. E’ stato spostato da Trento a Napoli il processo a carico di 12 dirigenti di industrie farmaceutiche, tra cui Duilio Poggiolini, imputati di epidemia colposa in relazione alla commercializzazione di plasma ed emoderivati infetti. La prima denuncia sul caso fu quella dell’ex-sindaco ed ex-parlamentare pavese Elio Veltri: risale al 1993 e riguarda l’importazione di emoderivati (immunoglobuline, albumina, fattore ottavo e nono) da paesi a rischio, in particolare dagli Usa. «E’ una ingiustizia infinita - commenta ora Veltri - Sono morte centinaia di persone per epatite e Aids in Italia, e alcune centinaia si sono ammalate».

C’è anche la denuncia di un padre che si è visto morire di Aids il figlioletto di 11 anni tra gli elementi che hanno fatto spostare il processo. Nelle motivazioni con cui il Tribunale di Trento 18 aprile scorso ha dichiarato la propria incompetenza territoriale ed ha disposto il trasferimento alla Procura di Napoli dei fascicoli relativi al processo, figura tra le altre la denuncia di questo padre, presentata alla Procura di Napoli l’li novembre 1993 e sulla quale la Procura partenopea aprì un fascicolo 18 luglio 1994, prima quindi del 1 marzo 1995, data in cui la Procura di Trento aprì il proprio fascicolo che avviò il processo, durato otto anni. Gli imputati, che ora dovranno essere giudicati dal tribunale di Napoli, sono Duilio Poggiolini, Guelfo Marcucci, Edo Rinaldi, Enzo Bucci, Faustino Boschi, Enrico Romano, Giovanni Rinaldi, Roberto Morini, Roberto Passino, Carlo Grassi, Anna Maria Tonsa e Francesco Degli Onofri.

Le motivazioni con cui il tribunale trentino ha accolto l’eccezione presentata dagli avvocati Massimo Di Noia, Alfonso Stile e Paola Balducci: poichè i casi di infezione da plasma e emoderivati infetti si sono verificati su tutto il territorio nazionale ed è difficile stabilire dove sia avvenuto il primo decesso, il tribunale trentino ha deciso che la competenza territoriale va ricercata nel luogo in cui ha sede l’ufficio del pm che per primo ha iscritto la notizia di reato. E questo è ravvisato a Napoli, dove 18 luglio 1994 veniva aperto un fascicolo per il reato di epidemia dolosa a carico di Duilio Poggiolini ed altri da identificare sulla base di alcune denunce.

Veltri, nella sua denuncia, sosteneva che gli emoderivati, provenendo da Paesi a rischio, «vengono prodotti con sangue raccolto a pagamento nei Paesi del Terzo mondo e nelle periferie povere delle grandi città». Veltri aveva ricordato la risoluzione del Consiglio d’Europa del 1983 di «evitare l’importazione di plasma da Paesi con popolazioni ad alto rischio e da donatori pagati» e aveva affermato che «i grandi medici ematologi e trasfusionisti sono stati sempre rassicuranti con l’opinione pubblica nonostante sulle riviste scientifiche sostenessero il contrario».

«A Roma il tribunale civile ha dato ragione a molte famiglie, che in questo modo hanno vinto le cause - sottolinea Veltri - Sicuramente questa battaglia, che negli anni ‘80 a Milano ho condotto quasi da solo, è servita a qualcosa: è cambiata la legge, è stato riconosciuto un risarcimento alle famiglie. Ma in quel periodo, lo ripeto, mi sono trovato quasi solo».

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