Siamo lieti che il Ministro della sanità si sia mosso per sollecitare le regioni ad accelerare l’iter per il riconoscimento dell’indennizzo a quanti si sono infettati con una trasfusione. Nel corso dell’ultimo anno le segnalazioni e le richieste di intervento da parte dei cittadini su questo tema sono aumentate in maniera significativa, con un incremento del 15% rispetto allo scorso anno. Per molti di loro, il passaggio di competenze alle regioni ha rappresentato, di fatto, una complicazione ulteriore più che un vantaggio”. Il Tribunale per i diritti del malato torna sul problema dei cittadini in attesa del riconoscimento dell’indennizzo per trasfusione da sangue infetto.

Non bisogna dimenticare che alcune regioni incontrano difficoltà non indifferenti nell’avviare tutte le procedure indispensabili a garantire il riconoscimento del diritto all’indennizzo. Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia e Veneto hanno così deciso di chiedere al Ministero di appoggiarsi alle sue strutture per l’espletamento, nei prossimi mesi, delle procedure necessarie ad evadere le domande giacenti. Senza contare che il passaggio di competenze non vale per alcune regioni, quali quelle a statuto speciale come Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Sicilia e per le province autonome di Trento e Bolzano, nelle quali i cittadini dovranno continuare a rivolgersi al Ministero della sanità.

Ma dal Ministro  si aspetta soprattutto la garanzia di liquidare in tempi strettissimi l’indennizzo a quei 3.000 cittadini che hanno già completato tutto l’iter burocratico e non riescono ad entrare in possesso dei soldi solo perché la ragioneria del tesoro non rende materialmente disponibili le risorse necessarie.

 

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