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L’AIDS
Come è accaduto in altri paesi industrializzati, anche in Italia a partire da metà del 1996 c’è stata una diminuzione nel numero di nuovi casi di AIDS. L’apparente declino non deve tuttavia trarre in inganno: è dovuto soprattutto all’effetto delle nuove terapie combinate, che hanno determinato un allungamento del tempo di incubazione, oggi pari a circa cinque anni. Le variazioni geografiche tipiche dell’AIDS sono quelle riscontrate fino dalla prima fase dell’epidemia, con più casi al nord (in Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna) e in alcune aree del centro (Roma e Lazio) rispetto alla gran parte del sud della penisola. Il rapporto fra il numero totale dei casi (47.000 circa dal 1983 a oggi) e persone infettate è di circa 1:3, per cui si stima che il numero totale di sieropositivi sia superiore a 130.000. Il serbatoio di infezione è ampio, ed è importante
mantenere l’attenzione alta sui comportamenti a rischio. Si stanno modificando le caratteristiche delle
persone colpite: si sono infatti registrati un aumento della proporzione dei casi
riconducibili alla trasmissione sessuale (omosessuale ed eterosessuale) e una diminuzione delle diagnosi
di infezioni nei tossicodipendenti, dovuta sia alla diminuzione del numero di
persone che usano sostanze stupefacenti per via endovenosa sia al cambiamento dei comportamenti
associati all’uso di droga come l’abitudine di scambiarsi la siringa. |
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