
Una richiesta bis per epidemia colposa

TRENTO
Martedì 14 Agosto 2001 Lo scandalo del
sangue infetto
Trento. La Procura di Trento ha nuovamente depositato
la richiesta di rinvio a giudizio per 27 imputati accusati di epidemia colposa
a conclusione dell'inchiesta su sangue, plasma ed emoderivati infetti, avviata
sei anni fa con un primo mega sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza nelle
celle frigorifere dei magazzini generali di Padova. La richiesta è stata
depositata a un anno di distanza dalla prima richiesta di rinvio a giudizio,
cui era seguita la decisione del Gup Giorgio Flaim di disporre la nullità dell'
atto giudiziario sulla base delle eccezioni di alcuni avvocati difensori. La
lista degli accusati comprende nuovamente alcuni nomi eccellenti della sanità
italiana: Guelfo e Paolo Marcucci, a capo di un impero di industrie
specializzate nella lavorazione di plasma e accusati anche di epidemia dolosa,
Duilio Poggiolini, direttore generale del servizio farmaceutico, presidente
della Commissione trasfusione sangue e componente del Consiglio superiore di
sanità, tecnici del Gruppo Marcucci, i responsabili della società Copla
specializzata nel trasporto di plasma in Italia, alcuni sanitari di centri
trasfusionali accusati di aver fornito «bleending list» in bianco o
parzialmente in bianco per consentire l'ingresso nel ricco mercato del sangue
italiano di sacche di plasma «non testate».
La richiesta di rinvio a giudizio è in sostanza la fotocopia di quella
presentata nel luglio 2000, poi cassata dal Gup Flaim su richiesta dei avvocati
difensori Stile, Balducci e Dinoia che, facendo riferimento all'ex articolo 415
bis comma 3 del Codice di procedura penale, avevano lamentato di non aver
potuto avere a disposizione tutta la documentazione relativa ai capi di
imputazione degli assistiti, in particolare le cartelle cliniche delle persone
infette. Complessivamente oltre un migliaio di persone di cui la Procura di
Trento ha ricostruito l'iter sanitario.
Di qui l'accusa di epidemia colposa, per casi di contagio registrati tra l'86 e
il '97, avanzata dai magistrati trentini in un dossier di 400 pagine,
affiancato da un volume di quasi 300 pagine costituito dall'indice degli atti.
Un ciclopico atto di accusa, già depositato dal Gip Carlo Ancona, che necessita
di uno scaffale lungo 180 metri, e che ora è stato trasferito su Cd, con una
task force informatica, per consentire una facile consultazione di tutto il
materiale.
Secondo il procuratore Francantonio Granero, i sostituti Bruno Giardina e Paola
Passerone, il mercato parallelo in Italia era di 300 chilogrammi al mese.
Nulla, però, rispetto agli oltre 670 mila litri di plasma importati dall'estero
senza autorizzazione e trasformati, sempre secondo l'accusa, in farmaci
salvavita capaci di infettare di Aids e epatite virale migliaia di persone in
Italia, di cui oltre un migliaio si sono costituite parte civile.
La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta uno stralcio della corposa
inchiesta condotta per cinque anni dai magistrati trentini e che avrebbe
portato ad individuare analoghe responsabilità anche da parte di multinazionali
americane, svizzere e austriache, tutte operanti sul mercato italiano degli
emoderivati, controllato dal Gruppo Marcucci per circa il 40 per cento.