|
Febbraio 2000
TRASFUSIONI E TRAPIANTI D'ORGANO
La richiesta alla popolazione di donare sangue è legata anche all'aumento delle necessità di trasfonderne quantità elevate nel corso degli interventi di trapianto di organi. Ci pare quindi opportuno che, almeno per sommi capi, i Donatori di sangue conoscano qualcosa della storia, della tecnica di questa nuova frontiera della chirurgia che tanti orizzonti ha aperto per la speranza di vita di molte persone. Oltretutto una stretta affinità lega i trapianto d'organo alla trasfusione di sangue- gli stessi principi di immunologia sono alla base dell'attecchimento delle cellule trapiantate e delle emazie trasfuse. Le stesse difficoltà incontrate nella trasmissione dei sangue da un individuo all'altro senza reazioni di incompatibilità hanno per lungo tempo impedito che un organo potesse essere accettato dal ricevente senza reazioni di rigetto. Ogni individuo ha un proprio personale bagaglio di cellule costruite con una serie di molecole disposte in successione diversa quasi a costituirne una "targa" dissimile da tutti gli altri. Se questo difende l'individualità dell'essere, ne ostacola tuttavia la possibilità di scambio con esseri della stesse specie ed ancor più di specie diversa. Solo i gemelli nati dallo stesso ovulo (gemelli omozigoti) o, speriamo di no, nel futuro, esseri clonati hanno questa possibilità di scambio. Le ricerche sulla ereditarietà dei caratteri iniziate con uno studio di un monaco cecoslovacco sui piselli, hanno dato sviluppo ad una scienza, la genetica, che ha permesso di conoscere i segreti di questo meccanismo ed ovviarne in parte le conseguenze. Nel 1900 Landsteiner mise a confronto i sieri e le emazie di 22 donatori, realizzando tutte le combinazioni possibili e poté differenziare i Donatori in quattro gruppi: A - B - AB - 0 a seconda se l'individuo possiede nelle proprie emazie certe sostanze o antigeni denominati A o B ad entrambi o non li possiede affatto. Successivamente furono scoperti altri sistemi di antigeni responsabili di incompatibilità tra il sangue di una persona o di un'altra: il sistema Rh, i gruppi Kell (K), Duffy (Fy), Kidd (JK) e numerosi altri. Si è giunti così alla tipizzazione dei singoli individui. Se nelle emazie (cellule senza nucleo) esistono queste difficoltà, molto maggiori sono presenti nel trasferimento delle cellule nucleate che costituiscono i vari tessuti del nostro corpo. Esistono sulla superficie delle cellule alloantigeni che sono responsabili dei rigetto di allotrapianti, così come quelli sulle emazie determinano la produzione di anticorpi emolitici responsabili degli incidenti trasfusionali. E' evidente che lo studio di queste reazioni e della possibilità di combatterle è assai difficile nei tessuti complessi dei nostro organismo e ciò giustifica il ritardo nel loro riconoscimento e le altissime difficoltà tuttora esistenti per far attecchire un organo trapiantato. Le prime indagini permisero di verificare la possibilità di trasferire tessuti da una parte all'altra dell'organismo (autotrapianti) e successivamente tra gemelli omozigati o, con minor possibilità di successo, tra fratelli. Le necessità pratiche di poter eseguire trapianti tra persone diverse (allotrapianti) superando gli ostacoli dei rigetto, spinsero i ricercatori su due vie: 1- la individuazione di una mappa genetica che individuasse al massimo i caratteri propri di ciascun individuo, svelandone le somiglianze con altri, 2- la possibilità di distruggere nel ricevente i meccanismi immunologici di difesa. Ciò avvenne attraverso una serie quasi infinita di esperimenti che andavano dall'uso di veleni cellulari, a farmaci come il cortisone, alla irradiazione, alla somministrazione di vitamine ed ormoni, a tanti altri metodi chimici o fisici. Tutto era inutile o quasi. Finalmente quasi per caso, come spesso succede in medicina, si evidenziò la capacità di un antibiotico, la ciclosporina A che agisce sul sistema immunitario, aprendo la via al successo dei trapianti. Risolto, almeno in parte, questo problema restava il problema tecnico chirurgico. I progressi compiuti dalla chirurgia nelle tecniche di microsutura dei vasi, nella conservazione dei tessuti, nelle pratiche rianimatorie intra e post-operatorie hanno permesso l'effettuazione di questi interventi. Così nel 1954 Murray effettuò con successo il primo trapianto di rene, cui seguirono nel 1963 quello di fegato, di polmoni e nel 1967, ad opera di Christian Barnard, quello di cuore da un individuo all'altro. Oggi è possibile il prelievo di un organo da un vivente o da un cadavere, la sua conservazione ed il trasporto anche a centinaia di chilometri ed il suo reinserimento in altro individuo con buone possibilità di successo. Certo le terapie di conservazione e post-operatorie, le enormi difficoltà tecniche, l'elevata abilità dei chirurghi, la necessità di controlli assai sofisticati richiedono la creazione di Centri molto attrezzati, ma il progresso è costante. Questo favorisce l'allargamento delle indicazioni al trapianto, con l'ipotesi che tra dieci anni due persone su 100 avranno bisogno nel corso della propria vita di ricevere organi o tessuti o cellule da altri individui. E' evidente l'allargarsi dei problemi derivanti dalla necessità di aumentare i Donatori, dell'insorgere di problemi etici legati alla Donazione da viventi o da cadaveri, i pericoli della immunosoppressione e, non ultimo, il supporto ematico all'intervento legato all'estrema difficoltà di questi atti chirurgici. |
|