La Repubblica

 Parte la sperimentazione del vaccino anti-tumori Finora ci sono stati risultati positivi sui topi Ma per un primo bilancio bisogna aspettare il 2005 

di OTTAVIA GIUSTETTI

TORINO - La cura del tumore è per la ricerca scientifica il traguardo mancato del secolo scorso. Anni e anni di esperimenti per riuscire a debellare una malattia tra le principali cause di morte della popolazione mondiale, una malattia che non conosce razza, età e stato sociale ed è impossibile da prevenire. Oggi, una sorprendente scoperta, restituisce l'ottimismo agli scienziati ed è qualcosa che nessuno fino a ora osava nemmeno immaginare: un vaccino. Non una cura, quelle esistono già e sono dolorose e spesso inefficaci, bensì un "farmaco" che possa addirittura anticipare l'insorgere della malattia, annientare il male prima che si manifesti.

Il vaccino anticancro - lo si può chiamare così senza timore - fino a oggi è stato testato solamente sui topi ma in primavera arriverà nelle stanze d'ospedale per la prima sperimentazione su un gruppo di venti pazienti che in passato sono stati operati di tumore alla testa o del collo e che sono a rischio recidiva. Alle Molinette di Torino sarà loro iniettata per via intramuscolare una fiala di Dna artificiale, accompagnata a una piccola scossa elettrica che favorisce il passaggio della sostanza attraverso la membrana fino al nucleo.

I primi risultati significativi sono attesi già per il 2005. Il vaccino, messo a punto da una squadra di ricercatori di diverse università italiane, è nato nel Centro di ricerca di medicina sperimentale di Torino, il CeRms, creato da una sinergia fra l'ospedale Molinette e l'università del capoluogo piemontese, grazie alle donazioni della Compagnia di San Paolo, della Fondazione Crt e della Banca Intermobiliare.

"Ci sono ragionevoli possibilità che funzioni anche sull'uomo - spiega Guido Forni, ordinario di immunologia dell'università di Torino - i topi sono molto simili all'essere umano e le ricerche hanno dato risultati sorprendenti". Forni è tra i primi firmatari della scoperta, nel suo laboratorio sono stati mossi i passi più significativi per la conquista del traguardo annunciato ieri. "Se sarà superata positivamente la prima fase sperimentale sull'uomo - dice - le tappe successive potrebbero riguardare le donne a rischio di carcinoma della mammella e i soggetti a rischio di cancro al pancreas o alla prostata".

Perché queste "famiglie" di tumori presentano tutte la stessa caratteristica: insorgono negli individui che hanno il medesimo oncogene alterato, e sono il trenta per cento circa dei casi. Inoltre si verificano in circostanze più facilmente individuabili come lo stato avanzato dell'età e le scorrette abitudini di vita. Ognuno di noi in base a questi fattori ha disegnato una specie di personale profilo di rischio rappresentato in gran parte dalle informazioni che arrivano dal genoma.

Ma come nasce il vaccino anticancro? Per oltre due anni nei laboratori dell'università di Torino sono stati incrociati topi con uno stesso difetto genetico con l'obiettivo di ottenere una famiglia di elementi tutti geneticamente identici tra loro. Tra questi, le femmine, che hanno la caratteristica di sviluppare il tumore alla mammella alla 33esima settimana di vita, sono state utilizzate per sperimentare il vaccino. "Dopo decine di tentativi diversi - racconta Forni - siamo arrivati alla formula finale che somministrata alle cavie ha impedito nel cento per cento dei casi l'insorgere della malattia". Da qui, la sperimentazione sull'uomo, dalla quale si aspettano importanti risultati in pochi anni e la nuova speranza di sconfiggere il tumore.

(26 ottobre 2002)

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