La Tribuna Treviso,
giovedì
14 febbraio 2002

I pazienti bocciano il possibile
accorpamento con Medicina
Non trasferite il centro
emofilici

a.d.m.
CASTELFRANCO. Le nuove tabelle regionali fanno dissotterrare a un esercito di
emofilici, arruolati in tutt'Italia, l'ascia di guerra seppellita circa un anno
fa. Allora il direttore generale dell'Usl Gino Redigolo promise di non toccare
il centro per le malattie del sangue, smentendo le voci di un trasferimento del
reparto all'interno del monoblocco ospedaliero. La questione torna di attualità
con la pubblicazione della proposta della giunta veneta, che «accorpa» il
reparto di Piergiorgio Davoli alla Medicina VI piano. La scure regionale
rischia, secondo i primi utenti del centro, di far saltare la struttura,
cresciuta in questi trent'anni di vita e affermatasi come punto di riferimento
per gli emofilici di tutt'Italia. Sono 600 quelli seguiti dal centro, tutti «pronti
alla resistenza pur di difendere un servizio che offre tutto quello che un
reparto di alta specializzazione deve dare: dalla ricerca genetica sulle
portatrici all'assistenza continua 24 ore su 24». A fare quadrato attorno al
centro ci saranno anche le mogli, le mamme e le sorelle degli utenti. La
battaglia è iniziata sabato con l'invio da parte del presidente della Lagev
(Libera associazione genitori ed emofilici del Veneto) di un telegramma al
direttore generale Gino Redigolo per avere chiarimenti sulla scelta regionale.
Il documento è stato inviato per conoscenza al direttore sanitario Enzo Rupeni
e al sindaco Maria Gomierato. E' stato Rupeni a confermare la volontà della
Regione di dividere il centro in due parti: la degenza da inserire nel reparto
di Medicina del monoblocco e le prestazioni giornaliere da mantenere
nell'attuale sede. «C'è in ballo - aggiunge il presidente Lagev Antonio
Valiante - il riconoscimento di centro regionale per le malattie rare, per cui
ci battiamo da tre anni e che viene oggi messo in discussione». Il futuro è
nero: «L'operazione che vorrebbe fare l'Usl mette in pericolo la stessa
esistenza del reparto. Potrebbe saltare il rapporto privilegiato con il mondo
delle donazioni. Mancando i donatori di sangue, sparirà il centro trasfusionale
e i ricoveri degli emofilici avverranno in un qualunque reparto di corsia, a
seconda della patologia momentanea, cancellando una professionalità ematologica
costruita in trent'anni di esperienza».