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IL CASO Morire di morbillo
È accaduto a sette bambini. Fra Napoli, Campobasso e Cosenza. Una tragedia evitabile, con un vaccino sicuro di Roberto Satolli Sette bambini sono già morti tra Napoli, Campobasso e Cosenza per l'ondata di morbillo che imperversa in Italia, con centro in Campania. Una ventina sono quelli colpiti da encefalite, cioè una grave infiammazione del cervello. Sono le vittime di una delle più minacciose epidemie dell'ultimo quarto di secolo, che ha già prodotto decine di migliaia di casi dall'inizio dell'anno, dopo che dal 1997 la malattia sembrava sulla via dell'uscita di scena; come dovrebbe essere dal momento che la sua eliminazione dall'Europa è stabilita per il 2007. Sette bambini defunti non sono un scotto leggero, anche se sono assai meno di quanti ne finiscono sotto le ruote; ma comunque devono far riflettere, perché sarebbe stato facilissimo salvarli: bastava un vaccino. Sulla coscienza di chi pesano? Poiché la vaccinazione, non obbligatoria, è raccomandata sin dal 1976, i genitori dovrebbero preoccuparsene. Alcuni non lo fanno perché si lasciano intimorire da voci (senza fondamento) che ingigantiscono i rischi del vaccino: anche a Londra per questo motivo c'è stata nei mesi scorsi una piccola recrudescenza di morbillo (poche decine di casi, però) che ha subito messo in allerta le autorità sanitarie, preoccupate che la copertura dei bambini di due anni fosse scesa all'84 per cento. In Italia è poco superiore al 70 per cento, ma con grandi disparità da regione a regione. Il gradiente da Nord a Sud, evidente anche in questo caso, farebbe pensare a una carenza di istruzione e d'informazione dei genitori. Ma è difficile spiegare così la differenza tra Puglia, con una copertura vaccinale del 90 per cento, e Campania, che supera di poco il 50. Evidentemente è in gioco soprattutto l'organizzazione sanitaria. Alcuni medici fanno la loro parte: non ci fosse la rete Spes dei pediatri "sentinella" non si avrebbero neppure stime attendibili sull'epidemia in corso, poiché il sistema di notifica ufficiale fa acqua da tutte le parti. Molti camici bianchi, però, sottovalutano ancora la questione. E soprattutto latitano in troppe regioni le autorità sanitarie, che fanno poco o nulla per raggiungere l'obiettivo di coprire il 95 per cento entro i due anni di età, fissato dal Piano sanitario nazionale e indispensabile per fermare la circolazione del virus. 25.07.2002 |
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