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Il Corriere della Sera 28 -10- 2001
Malattie ereditarie
Evitare che il bambino possa avere certe malattie ereditarie che si trasmettono solo ai figli di un sesso maschile. Si pensi per esempio a una donna che è portatrice sana dell'emofilia: metà dei suoi figli maschi saranno emofilici, mentre le femmine saranno tutte sane o, alla peggio, portatrici anch'esse, ma in ogni caso non soffriranno della malattia. "In casi di questo, escludere la possibilità di avere figli maschi è ragionevole" osserva il ginecologo di Bologna. I motivi medici sono l'unica valida ragione riconosciuta dalle leggi di paesi come la Spagna, la Germania o il Regno Unito, che vietano la selezione prenatale in ogni altra circostanza. Sulle stesse posizioni si attesta la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina, promossa dal Consiglio d'Europa, mentre l'Italia non ha una normativa al riguardo. Discussione accesa Mentre sull'uso terapeutico i pareri sono abbastanza unanimi, c'è chi ventila la possibilità di consentire la selezione anche in altri casi. E su questo gli addetti ai lavori si accapigliano. Il dibattito è stato riacceso di recente da una lettera ai ginecologi statunitensi di John Robertson, capo della Commissione etica dell'Associazione americana per la medicina riproduttiva. "L'idea non è sbagliata" scrive Robertson, "perché ogni coppia ha diritto alla "varietà di genere sessuale". Secondo il ginecologo statunitense, chi ha già un figlio maschio e decide di metterne al mondo un altro ha diritto a scegliere che il nuovo pargolo sia una femmina, e viceversa. "E' solo una voce tra le tante" precisa Flamigni. "La sua non è che una delle sei associazioni che negli Stati Uniti radunano i professionisti della riproduzione assistita". Sulla stessa linea si schiera, dall'altra parte dell'oceano, il bioeticista britannico David McCarthy, dell'Università di Bristol. McCarthy richiede a gran voce la legalizzazione della selezione prenatale nel Regno Unito e ha una posizione ancora più decisa. "E' una pura questione di scelte personali. Ciascuno al giorno d'oggi decide quando mettere al mondo i figli e quanti farne o se non averne affatto; e lo decide anche in funzione delle sue esigenze di lavoro, del desiderio di carriera. La scelta di avere un maschio o una femmina non è diversa e non c'è ragione perché lo Stato debba vietarla. Chi non è d'accordo non sarebbe obbligato a farlo, ma non è giusto impedirlo a chi non vi vede niente di male". Selezione innaturale Non tutti naturalmente sono d'accordo. James Grifo, presidente dell'Associazione per la tecnologia della riproduzione assistita, controbatte che la selezione prenatale va condannata perché è comunque una forma di discriminazione sessuale. E c'è chi va oltre, evocando un futuro in cui i figli verranno programmati su misura: se oggi si permette di scegliere il sesso, domani, quando le conoscenze genetiche consentiranno di prevedere altri caratteri come il colore degli occhi e dei capelli, si chiederà di stabilire in anticipo anche questi aspetti, e magari si rifiuteranno bambini non conformi alle mode del momento. Senza arrivare a tanto, la semplice prospettiva della selezione del sesso, se applicata su ampia scala, può portare a scenari preoccupanti: si pensi a cosa accadrebbe se oggi, come nei tempi passati, uno dei due sessi fosse ritenuto preferibile all'altro. "Studi sociologici ci dicono che, se esistesse un metodo semplice e affidabile per avere con certezza maschi, la maggior parte delle coppie opterebbe per questa scelta" spiega Flamigni. "E i più non farebbero un secondo figlio, perché ormai la maggior parte delle famiglie non va oltre il primo. Si produrrebbe allora uno squilibrio profondo nella società e i ruoli stessi, maschile e femminile, sarebbero stravolti". Nel caso del primogenito, insomma, la selezione sembra particolarmente sconsigliabile, tant'è che persino alcuni centri che negli Stati Uniti offrono questa possibilità non la permettono se non per i figli successivi, a scopo di riequilibrio. Motivi futili Per il momento comunque, più che le preoccupazioni per il futuro, a frenare gli entusiasmi sono le difficoltà concrete. Tant'è vero che in Italia, dove la selezione del sesso si pratica con entrambe le tecniche disponibili, il numero di coppie che vi ricorre è davvero minimo. "Il vero problema, oggi, è che la procedura più semplice ed economica dà risultati molto incerti: accresce le probabilità di avere il maschio o la femmina desiderati, ma non dà alcuna garanzia. E se un genitore pensa di ricorrervi perché ha quattro maschi, rinuncerà ben presto quando si renderà conto che, a onta della selezione, corre un "rischio" non piccolo di ritrovarsene un quinto. L'alternativa, la procedura più sicura che ricorre alla fecondazione in vitro, è invasiva ha costi che non sono certo alla portata di tutti". "D'altronde - conclude ironico Flamigni - se qualcuno non ricorre alla selezione per motivi medici, ma vuole il maschietto perché si intona meglio con la carta da parati azzurra, è giusto che paghi".
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