L'avviso del processo imminente lanciato via internet alle 1,40 parti lese

TRENTO. Ufficialmente si chiama notifica per pubblici proclami.

E' questa la via scelta dal giudice Carlo Ancona per avvisare tutte le 1.340 parti offese che il 12 dicembre a Trento parte il processo per l'epidemia da sangue infetto.

Giudice, che ne pensa dell'attacco informatico al sito del tribunale? «Non possono entrare nel merito tecnico della questione. Posso dire che ho già dato disposizioni perché il servizio venga riattivato, con maggiori misure di sicurezza».

Le parti lese si sono lamentate per la pubblicazione della lista di nomi. Ritengono che sia stata leso il loro diritto alla riservatezza... «Era l'unica maniera per informare tutte le persone citate dalla procura: dei 1.340 nomi solo 300 sono completi di indirizzo, gli altri non sapevamo come raggiungerli e si ponevano problemi anche per il numero molto elevato di persone. Così abbiamo scelto la notifica per pubblici proclami e internet ci è sembrato uno strumento adeguato. Mi rendo conto dei problemi per la riservatezza... ma la legge sulla privacy in questa fase non prevede restrizioni per gli atti giudiziari».

Oltre alla richiesta di rinvio a giudizio era necessario mettere in rete anche i nomi e cognomi dei malati? «Sì. Un processo come quello per il sangue infetto ha senso se vengono avvisate le persone contagiate, non dimentichiamo che la notifica è obbligatoria. Altrimenti il processo potrebbe essere a rischio». Quando il sito verrà ripristinato conterrà ancora la lista con i nomi delle persone lese? «Certo. Questa era la forma che avevamo scelto per le notifiche, non possiamo fare marcia indietro. E' anche una questione di costi: la notifica con mezzi tradizionali avrebbe imposto un dispendio enorme di energie. La pubblicazione integrale sulla gazzetta ufficiale sarebbe costata 800 milioni... ».

 

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