Il Nuovo Martedi, 14 Gennaio 2003 

Se ne parla in un incontro a Roma. Oggi l'annuncio che anche in Italia è stata approvata la disponibilità e la rimborsabilità dell'Interferone pegilato come nuova terapia. 

di Andrea Sermonti

ROMA - Colpisce in maniera subdola, da killer silenzioso: si insinua nel sangue e può rimanere inattiva anche per 10-20 anni. Nella maggior parte dei casi, chi è stato infettato dal virus se ne accorge solo per caso e spesso la malattia si manifesta soltanto quando la situazione è ormai compromessa, già in fase acuta. Stiamo parlando dell' HCV, l'epatite C. "Si tratta di un piccolo virus ad RNA che muta costantemente sotto la pressione immunitaria dell'ospite - spiega il professor Alfredo Alberti, dell'Università di Padova nel corso di una conferenza stampa a Roma - sfuggendo così al controllo degli anticorpi". Questa caratteristica, oltre ad essere responsabile delle enormi difficoltà incontrate dai ricercatori nello sviluppo di vaccini efficaci, ha fatto dell'epatite un'emergenza sanitaria mondiale, la causa più frequente di malattia cronica del fegato, di cirrosi e di epatocarcinoma, complicanze che ogni anno in Italia sono responsabili della morte di quasi 30.000 persone.

"L'epatite cronica da virus C - aggiunge Alberti - è una malattia progressiva. La cirrosi si sviluppa subdolamente in circa 10-30 anni e il rischio e la velocità di progressione sono influenzati sia da fattori genetici dell'ospite, che dall'età al momento dell'infezione, dall'uso di alcool, dalla presenza di coinfezioni con altri virus epatitici o con HIV, da steatosi epatica. Quando l'infezione ha raggiunto lo stadio della cirrosi, questa resta compensata per alcuni anni per poi sfociare in epatocarcinoma, o in ipertensione portale, che determina gravi emorragie digestive, o nello scompenso epatico".

Queste complicanze si manifestano annualmente nel 2-5% dei pazienti, con incidenza che aumenta progressivamente con la durata della cirrosi. Oggi l'annuncio che anche in Italia è stata approvata la disponibilità e la rimborsabilità entro la fine di marzo dell'Interferone pegilato come nuova terapia monosettimanale per il trattamento dei pazienti affetti da epatite cronica C. "L'introduzione dell'Interferone pegilato - sostiene il professor Mario Rizzetto, dell'Ospedale Molinette di Torino - non solo permette un miglioramento delle prestazioni terapeutiche ma anche sostanziali vantaggi pratici per il paziente. Mentre l'effetto dell'Interferone convenzionale si esaurisce nel giro di poche ore, tant'è che deve essere ripetuto ogni due giorni, la formulazione pegilata consente un rilascio lento della citochina, che mantiene in questo modo dosi farmacologiche valide per circa una settimana. La somministrazione settimanale invece che trisettimanale è inoltre più conveniente e con meno effetti collaterali recidivanti, quali febbre, mialgia e sindrome influenzale". Che cos'è l'epatite C Si tratta di una patologia causata da un virus RNA che condivide alcune somiglianze genomiche con i pestivirus e che è stato classificato nella famiglie delle flaviviridae. Identificato nel 1989, e riconosciuto responsabile delle epatiti che fino ad allora erano conosciute come non-A, e non-B", è oggi in Italia la forma più frequente di epatite cronica. Non esiste un unico tipo di virus: i ricercatori hanno individuato almeno 9 genotipi distinti, designati con numeri arabi (HCV-1, HCV-2, HCV-3, etc.) e vari sottotipi, identificati dalla lettera a pendice (HCV-1a, HCV-1b, HCV-1c, etc). La distribuzione geografica dei diversi genotipi dell'HCV è ampiamente variabile. In Italia ed in Europa vi è una netta prevalenza del genotipo 1, ed in particolare del genotipo 1b. Il genotipo 4 è diffuso principalmente nel continente Africano, ed in particolare in Zaire ed Egitto, mentre il genotipo 5 in Sud Africa; il genotipo 6 e i suoi sottotipi, in Asia. La conseguenza dell'eterogeneità genica dell'HCV e della sua capacità di mutazione genetica e quindi fenotipica sono probabilmente alla base dell'elevata frequenza di cronicizzazione dell'infezione (il virus sfugge al sistema immunitario dell'ospite), della possibile reinfezione anche con ceppi virali di genotipo diverso, della non soddisfacente efficacia della terapia con interferone e, da ultimo, ma non per questo meno importante, della difficoltà di allestire vaccini. L'epidemiologia e le malattie correlate In Italia il virus dell'epatite C (HCV) colpisce oltre due milioni di persone e ha una prevalenza del 3,2% nella popolazione generale. Inoltre è responsabile di circa il 20% di tutte le epatiti acute. Negli Stati Uniti l'HCV è responsabile del 20% dei casi di epatite acuta, del 70% delle epatiti croniche e del 30% dei casi di malattia epatica avanzata (cirrosi). Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, almeno il 3% della popolazione mondiale ha un'infezione cronica da HCV, e si ritiene che l'1-2% della popolazione residente in Europa occidentale e nel Nord America sia portatore cronico di HCV. L'infezione da HCV spesso cronicizza a causa dell'alta propensione del virus a persistere, eludendo l'attacco del sistema immunitario. La prevalenza dell'infezione cronica è molto alta nei gruppi a rischio: nei tossicodipendenti, negli emofilici e nei pazienti politrasfusi spesso supera il 70-80%. La cirrosi epatica rappresenta il quadro clinico evolutivo più frequentemente osservato con una latenza di sviluppo che può essere di pochi anni dall'esposizione ad alcuni decenni. Globalmente è stato dimostrato che il virus dell'epatite C è responsabile del 70% dei tutte le epatiti croniche e del 20-30% di tutti i casi di cirrosi epatica Esistono numerose evidenze di una correlazione tra infezione da HCV e carcinoma epatocellulare. La comparsa della neoplasia si verificherebbe comunque con una latenza media di 30 anni. Come si trasmette Il virus dell'epatite C è una agente veicolato nel sangue e si trasmette da una persona all'altra per contatti ematici o attraverso aghi contaminati. Prima della scoperta dell'HCV, le trasfusioni erano una causa frequente di trasmissione dell'epatite C. Con la diffusione dello screening dei donatori di sangue per l'anti-HCV, il virus dell'epatite C post-trasfusionale è stato drasticamente ridotto. Attualmente può essere stimato in i caso ogni 100.000 unità di sangue trasfuso. Poco diffusa è invece la trasmissione sessuale e la diffusione madre-figlio, cosi come raramente l'epatite C può anche essere trasmessa utilizzando spazzolini da denti o lime da unghie contaminate con sangue infetto. Queste le vie di trasmissione più diffuse: Tossicodipendenza Il virus HCV è molto diffuso tra chi fa uso di sostanze stupefacenti ed è frequente anche la coinfezione con HIV. A tutt'oggi è considerato il fattore di rischio prevalente per la trasmissione delHCV, sia in Europa che negli Stati Uniti. Esposizione professionale: diversi studi hanno mostrato che gli operatori sanitari hanno un rischio che va dall'1 al 10% di contrarre l'infezione. Negli Stati Uniti la prevalenza dell'infezione negli operatori sanitari è dell'1%, e quindi non superiore a quella della popolazione generale. Trasmissione parenterale inapparente: questa modalità di trasmissione assume una notevole importanza e giustifica la diffusione dell'infezione anche in persone che non hanno avuto nessun tipo di esposizione nota al virus. Trasmissione verticale: la percentuale di neonati nati da madri HCV positive che hanno contratto l'infezione è di circa il 5-6%. Questa percentuale aumenta notevolmente nel caso la madre abbia anche l'HIV (14-17%). Contrariamente a quanto osservato per la trasmissione dell'HIV, nel caso dell'HCV l'esecuzione del parto con taglio cesareo non si è dimostrata utile nel ridurre il rischio di infezione neonatale, così come non è stata dimostrata la trasmissione dell'infezione mediante l'allattamento, che pertanto non è controindicato. La terapia Si chiama Peglnterferone alfa-2b e rappresenta la nuova frontiera della terapia dell'epatite C. Si tratta del primo interferone pegilato per il quale, a livello mondiale, sia stata approvata la commercializzazione: dallo scorso giugno, infatti, è già disponibile in 7 Paesi europei e, nei giorni scorsi, anche la Fda americana lo ha approvato negli Stati Uniti., malattia che colpisce nella Penisola due milioni di persone (200 milioni nel mondo). Nel dicembre scorso il CPMP (Comitato dell'Unione Europea per la Proprietà dei Prodotti Medicinali) dell'EMEA ha espresso parere favorevole per la terapia di combinazione del Peginterferone alfa-2b con Ribavirina in pazienti adulti affetti da epatite cronica C mai trattati prima o recidivanti. I risultati finali dello studio condotto con la terapia di combinazione hanno mostrato che il Peglnterferone alfa-2b (in monosomministrazione settimanale) più la ribavirina (capsule da prendere tutti i giorni) hanno ottenuto una risposta virologica sostenuta totale del 54% nei pazienti mai trattati in precedenza. La risposta virologica sostenuta suddividendo i pazienti per genotipo varia in un range compreso tra il 42% e l'82%. Ottimizzando il dosaggio in base al peso corporeo del paziente si ottengono risultati totali di risposta virologica sostenuta (RVS) del 61%; in particolare per il genotipo i del 48% di RVS e per il genotipo 2 e 3 dell'88%. Per risposta virologica sostenuta si intende che il virus C dell'epatite non sia più rilevabile nel sangue al termine delle 24 settimane di follow up dal termine della terapia. Questi risultati rappresentano una svolta per la storia naturale della malattia e l'affermazione di un nuovo standard terapeutico.

 

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