Si chiama nutrigenomica. E’ la scienza che studia le interazioni tra metabolismo, alimentazione e malattie. Con un’obiettivo: la dieta basata sul patrimonio genetico 

di Paola Coppola

Primavera, tempo di diete. Vegetariana, Mességué, dissociata, dello yogurt, anticellulite, metodo Weight Watchers. E chi più ne ha più ne metta. Programmi alimentari che, in futuro, potrebbero essere sostituiti da un nuovo metodo oggi ancora allo studio: la “dieta del Dna”. Il settore di ricerca, in realtà, si chiama nutrigenomica ed è, insieme alla proteomica e alla farmacogenomica, uno dei campi di applicazione dei risultati scaturiti dal Progetto genoma umano. Obiettivo: sostituire ai cibi ipocalorici delle diete tradizionali composti molecolari e amminoacidi. Per realizzare una dieta personalizzata, tarata sul corredo genetico di ogni persona. Non solo per perdere peso, naturalmente, ma anche per prevenire malattie, vivere più a lungo e meglio.

Alla base delle ricerche di nutrigenomica c’è lo studio degli effetti della nutrizione a livello molecolare e genetico per capire il tipo di dieta adatto a ciascuno. Il sogno che la scienza dell’alimentazione ha inseguito per lungo tempo sembra così essere più vicino. In breve, questa disciplina consentirà di capire quale relazione lega dieta e metabolismo, e perché chi mangia cibi ricchi di grassi non sempre sviluppa malattie cardiache. Grazie a queste scoperte, le linee guida indirizzate alla popolazione potrebbero essere sostituite da programmi individuali.

Che la nutrigenomica sia un campo promettente lo dimostra il fatto che la Rutgers University del New Jersey le ha già dedicato una cattedra. Qui il medico americano Mohammed Rafi insieme alla sua équipe sta approfondendo la relazione tra alimentazione e insorgenza del cancro. Per vedere i primi risultati non bisognerà attendere a lungo: «Credo che tra cinque anni una semplice analisi del sangue potrebbe determinare la possibilità per un individuo di sviluppare malattie cardiovascolari», ha raccontato al mensile Wired, Nancy Fogg – Johnson di Life Science Alliance che, con il collega Alex Meroli, ha coniato il termine nutrigenomica. Non solo: sarà possibile capire quale tipo di cibo possa avere un effetto positivo sulla salute di un individuo. E sostituire, quindi, nella dieta, i cibi dannosi con altri.

Tra i primi settori che trarranno giovamento dalla dieta del Dna ci sarà quello sportivo. Gli atleti infatti potranno alimentarsi in modo da ottenere il massimo delle prestazioni fisiche. Già oggi i Galileo Laboratories, una società biofarmaceutica americana, hanno mosso i primi passi per commercializzare i potenziali ritrovati delle ricerche sulla nutrigenomica. Ottenuti, soprattutto, nel settore delle malattie provocate dal malfunzionamento del metabolismo dell’energia cellulare, come l’infarto, gli attacchi cardiaci e il diabete.

09.04.2002

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