La difesa nega il dolo

TRENTO PROCESSO Sangue infetto
TRENTO. I legali del gruppo Marcucci, Massimo Di Noia, Francesca Carangelo e
Carla Manduchi, hanno continuato ieri in udienza preliminare a Trento le loro controdeduzioni alle accuse di epidemia
colposa e dolosa formulate dal pm Bruno Giardina nei confronti del gruppo farmaceutico toscano, specializzato in produzione di emoderivati.
L'avvocato Manduchi ha prodotto una serie di documenti per chiarire e
affermazioni fatte da Enzo Bucci, direttore tecnico degli stabilimenti del
gruppo, nelle udienze dell'8 e del 15 aprile. In quell'occasione il pm aveva
messo in difficoltà il dirigente in merito alla documentazione relativa alla
grossa partita di plasma sequestrata dalla Finanza nei magazzini generali di
Padova su incarico della procura di Trento, sequestro che aveva dato il via
all'inchiesta. Partendo da quel sequestro, Bucci aveva ricostruito i passaggi e
la destinazione di quel materiale, che era di proprietà di Usl toscane e
calabresi. Aveva spiegato che solo una parte di quel plasma era stata
certificata ufficialmente, quella poi effettivamente usata, mentre quella non
certificata era stata distrutta. Sulla mancata o insufficiente documentazione
che accompagnava quella partita c'era stato uno scontro in aula tra il pm e il
dirigente, che si era riservato di produrre in seguito i documenti.I documenti
del legale dimostrano che due partite di sangue erano state una distrutta e una
in parte utilizzata, ma regolarmente secondo la difesa. L'udienza prosegue oggi
con un altro avvocato del gruppo Marcucci, Alfonso Stile.
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