Le cellule circolanti nel sangue periferico (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) sono prodotte nel midollo osseo da cellule progenitrici, specializzate a svolgere questa funzione, chiamate "cellule staminali emopoietiche", o "cellule madri". In condizioni normali il numero degli elementi cellulari del sangue risulta sempre costante grazie ad un equilibrio dinamico tra la distruzione delle cellule ai termine dei loro ciclo vitale e la loro formazione nel midollo osseo. In condizioni patologiche, neoplastiche, quali ad esempio la leucemia, o non neoplastiche, quali ad esempio l'aplasia midollare, le cellule staminali non sono più in grado di produrre globuli bianchi, globuli rossi e piastrine normali. Per alcune forme di leucemia e per altre gravi patologie ematologiche, il trapianto di midollo osseo allogenico rappresenta la migliore scelta terapeutica. Con il trapianto di midollo a seguito della somministrazione di una associazione chemioradioterapica immunosoppressiva ed eradicante la malattia di base, vengono fornite al soggetto malato le cellule staminali dei midollo osseo di un donatore sano, le quali sono in grado di ricostruire un'emopoiesi normale. II trapianto viene comunemente effettuato impiegando midollo osseo prelevato da un consanguineo, generalmente un fratello o una sorella, compatibile con il paziente per il sistema HLA. Per trasmissione genetica, ciascun individuo possiede un determinato "tipo HLA", dato dall'insieme di molteplici antigeni la cui combinazione particolare é caratteristica ed esclusiva di ognuno: i consanguinei hanno le maggiori probabilità di identità HLA con il paziente. La necessità di reperire un donatore compatibile in ambito familiare limita l'applicazione della procedura trapiantologica a circa 1/3 dei potenziali candidati. Infatti la complessità del sistema HLA, che governa la trapiantabilità degli organi, limita al 30% circa la probabilità di un donatore familiare compatibile. Per tutti gli altri pazienti che non hanno un donatore identico in ambito familiare, la possibilità di effettuare il trapianto è legata alla probabilità di identificare un donatore non consanguineo, ma HLA compatibile, tra quelli volontari iscritti ai Registri nazionali e internazionali. La procedura di ricerca di un donatore compatibile tramite i Registri è complessa e presenta alcuni inconvenienti: 1) il numero dei donatori volontari, sebbene elevato, non ricopre a sufficienza la variabilità e la frequenza dei diversi tipi HLA, ulteriormente aumentata dalle crescenti interconnessioni razziali; 2) l'intervallo di tempo necessario per il reperimento dei donatore volontario compatibile è spesso troppo lungo rispetto all'urgenza posta dalle condizioni cliniche dei paziente da trapiantare; 3) E’ stato calcolato che il 10-12% degli iscritti esce ogni anno dal Registro per motivazioni varie. Allo scopo di rendere possibile il trapianto al maggior numero di pazienti candidati, si sono ricercate fonti di cellule staminali alternative al midollo osseo. Negli ultimi anni è stata dimostrata la presenza di cellule staminali emopoietiche circolanti nel sangue dei cordone ombelicale (SCO) e della placenta di neonati a termine. Numerosi studi, prodotti in gran parte nel corso degli ultimi 10 anni, hanno progressivamente cercato di definire le specifiche caratteristiche biologiche di tali cellule sia sotto il profilo ematopoietico che immunologico. Il potenziale uso a fini trapiantologici è stato definitivamente confermato nel 1988 con il primo trapianto eseguito con successo in un bambino affetto da grave emopatia, impiegando il sangue di cordone ombelicale, prelevato dopo la nascita, di un fratellino. La dimostrazione che il SCO, considerato "materiale a perdere" potesse essere facilmente prelevato dopo il parto, senza alcun rischio né‚ per la madre né‚ per il neonato, ha suggerito la possibilità di costituire una Banca deputata alla conservazione delle unità di SCO criopreservate, tipizzate per HLA e pronte ad essere utilizzate per trapiantare pazienti privi di donatori compatibili in ambito familiare o nell' ambito dei Registri. Nel 1992 si è costituita la prima Banca di SCO a New York presso il New York Blood Center. In Europa si è discusso per la prima volta di questo progetto nel gennaio 1993 a Monaco di Baviera e nei mesi successivi alcuni Centri hanno ideato il progetto di una Banca Europea. In Italia è stato costituito un Network nazionale denominato G.R.A.C.E. (Gruppo Raccolta e Amplificazione Cellule Emopoietiche) il cui centro di coordinamento ha sede a Milano presso il Centro Trasfusionale e di lmmunologia dei Trapianti dell' Ospedale Maggiore. Dopo la realizzazione di tali Banche la pratica dei trapianto di SCO è stata progressivamente estesa ai pazienti in ambito non familiare. I risultati preliminari conseguiti hanno permesso di definire alcune caratteristiche vantaggiose derivanti dall'impiego di SCO per il trapianto reperito tramite Banca: 1) disponibilità immediata poiché, il SCO, già tipizzato e criopreservato, può essere spedito in appositi contenitori in tutte le parti dei mondo dai centri di raccolta ai centri di trapianto; 2) rifornimento potenzialmente illimitato, poiché, si tratta di "materiale a perdere"; 3) ridotta incidenza di infezioni virali latenti, poiché, il SCO è materiale che non è stato a contatto con agenti infettivi; 4) abolizione del rischio di rinuncia alla donazione; 5) possibilità di trapianto per le minoranze etniche scarsamente rappresentate nei registri (mantenimento equilibrio etnico). Allo stato attuale Banche di SCO complementari e, per alcuni versi, alternative ai Registri Internazionali dei donatori di midollo osseo si sono costituite in numero crescente in varie parti dei mondo, sebbene la Banca di New York e quella europea Netcord siano quelle che, con oltre 20.000 unità di SCO congelate, hanno consentito la maggior parte degli oltre 1000 trapianto finora eseguiti. M. Screnci, I.Pasqua, Servizio Immunotrasfusionale Università La Sapienza, Roma

 

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