TRENTO martedì 19 febbraio 2002

Processo sangue infetto, la
ricostruzione del pm Giardina: «Controlli assenti» «Il plasma killer arrivò dall'estero»

TRENTO. C'è un imputato in meno ora al processo sul sangue infetto: ieri in udienza
preliminare infatti è stata comunicata la morte di Alessandro Corallo, titolare
della Copla di Santa Marinella, personaggio chiave all'interno dell'inchiesta,
da tempo gravemente malato e proprio per questo sempre assente al processo.
Intanto l'intervento del pm Bruno Giardina è entrato nel vivo. Ieri mattina il
magistrato ha scandagliato la questione partendo dagli anni '70, quando già gli
esperti competenti in materia - tra cui è stato citato anche l'attuale ministro
della salute Sirchia - avevano maturato la consapevolezza che il materiale
biologico non testato - soprattutto se prelevato da soggetti a rischio - poteva
avere effetti gravissimi sui pazienti che ne dovevano fare uso. Ma - nonostante
questa consapevolezza - si è continuato ad importare in Italia grandi quantità
di sangue ad altro rischio. Ad esempio le sacche prelevate negli Usa, dove la
raccolta di sangue avveniva a pagamento e senza l'utilizzo di precauzioni.
Il pm ha citato l'esempio di sangue raccolto clandestinamente da un infermiere
all'ospedale Cardarelli di Napoli. Si trattava di materiale proveniente
dall'est europeo e non controllato, in alcuni casi sono state rinvenute taniche
e bottiglie. Nella ricostruzione della procura di Trento è emersa anche la
realtà di sangue mal conservato: contenitori rotti, ad esempio, tanto che
qualche ospedale si rifiutò di accettarli. Un panorama disarmante reso
possibile dalla mancanza assoluta di controlli pubblici, ha continuato il
magistrato. Nella prossima udienza il pm dovrebbe modificare leggermente alcuni
capi di imputazione relativi a imputati di spessore minore, poi la parola
passerà agli avvocati difensori per la seconda parte dell'udienza.
Nel frattempo anche all'udienza di ieri è intervenuta l'associazione
politrasfusi italiani, costituta parte civile a nome di vari pazienti infettati
con l'uso di emoderivati non controllati. L'associazione ha rinnovato l'appello
allo Stato perché trovi i soldi necessari al risarcimento di chi è stato
danneggiato: «C'è chi è morto per colpa delle istituzioni e di coloro che erano
preposti alla tutela della salute».