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L'Espresso
Attacco del cromosoma Filadelfia
È il motore delle cellule leucemiche. Ora c'è un farmaco che riesce a bloccarlo.di Federico MeretaI giornali inglesi l'hanno pomposamente definita «la pillola antileucemia». Più prudentemente, gli esperti italiani parlano di una possibile alternativa al trapianto di midollo (che guarisce completamente più della metà dei malati ma si può fare solo in un quarto delle persone colpite, e all'autotrapianto che nel 60 per cento dei casi consente una sopravvivenza superiore agli otto anni. Di certo c'è che si tratta di una possibile cura in grado di combattere alla radice genetica la causa della leucemia mieloide cronica, malattia con seicento nuovi casi l'anno in Italia. Che si prenderà per bocca alla dose di quattro pasticche in un'unica somministrazione al giorno. E che dovrebbe essere registrato negli Usa e in Europa nel prossimo anno. «È la prima terapia che agisce direttamente su un enzima prodotto esclusivamente dalle cellule malate, una molecola che le mette in grado di moltiplicarsi e diventare sempre più forti» spiega Brian Drucker, l'ematologo dell'Università dell'Oregon che ha condotto gli studi clinici sul nuovo farmaco. Le cellule affette da questa forma di leucemia presentano nel loro corredo il cosiddetto cromosoma Filadelfia, per questo le forme di malattia in cui è presente questa modificazione genetica vengono definite "Filadelfia-positive". Ma non è tutto. Studiando il Dna della modificazione si è visto che nelle cellule alterate due geni si avvicinano talmente che arrivano quasi a toccarsi, invece che rimanere lontani come accade nelle cellule sane. Si forma così un ibrido che di fatto si comporta come un nuovo gene, perché induce la produzione di uno specifico enzima che funziona da motore per lo sviluppo e l'accrescimento di cellule malate, e dà loro la forza di aumentare a scapito di quelle sane. «Il nuovo farmaco inibisce direttamente l'azione di questo enzima nella leucemia mieloide cronica», aggiunge Drucker: «I primi studi hanno dimostrato che nella metà circa di 98 pazienti refrattari a qualsiasi altra terapia le cellule "Filadelfia positive" nel sangue sono calate, e nel 13 per cento non è stata più identificata alcuna unità cellulare malata. Nelle forme di malattia acuta abbiamo invece avuto una risposta positiva nel 60 per cento dei casi, e venti pazienti su cento sono rimasti in fase di remissione». Attualmente sono in corso diversi studi clinici con circa trecento pazienti seguiti in Italia nell'ambito di protocolli internazionali. «I primi risultati saranno disponibili tra sei-dodici mesi», conclude Drucker: «Ma l'importante è che stiamo aprendo una nuova via. Ci sono infatti circa 220 enzimi della stessa famiglia, che vengono sintetizzati da geni specifici delle diverse cellule tumorali. Quello che abbiamo in mente è di preparare antagonisti mirati per i vari tumori, sul modello di quello messo in campo per la leucemia». Al momento sono in corso studi di fase 1 con inibitori dei geni delle cellule malate nei tumori della mammella e dei polmoni. |
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