Corriere della Sera

Carta d’identità genetica per cure personalizzate. 

Solo il 10 per cento degli ospedali è considerato di eccellenza

ROMA - Da una parte la ricerca, che ci illude offrendoci scoperte utilissime per ampliare la rosa di conoscenze sui tumori. Dall’altra i malati, che soffrono, perché i farmaci promessi chissà quando arriveranno e, se arriveranno, forse non sarà abbastanza presto. Resta profondo il divario tra i progressi compiuti in laboratorio e le applicazioni terapeutiche. «Malgrado i progressi degli ultimi anni c’è ancora molto da fare. Oggi oltre la metà dei pazienti colpiti da cancro invasivo non sopravvivono», ammette Roberto Labianca, presidente eletto dell’Aiom, l’associazione degli oncologi italiani (da sabato a Torino il loro congresso annuale). Un’analisi obiettiva, non certo una resa. Ci sono, infatti, segnali incoraggianti per attendersi un netto cambiamento di rotta a livello di sopravvivenza grazie alla messa a punto di nuove classi di molecole selettive. Per quanto riguarda l’Italia, se per la ricerca non abbiamo niente da invidiare al resto del mondo, c’è ancora molto da fare invece sul piano dei servizi. «Solo il 10% dei centri tumori sono considerati di eccellenza», denuncia Francesco Cognetti, direttore scientifico del Regina Elena di Roma e presidente Aiom. 30 OGNI ORA - Ogni ora in Italia si ammalano 30 persone e ne muoiono 18. Circa 270 mila all’anno i cittadini aggrediti dalle neoplasie, uno ogni 220, a non farcela sono 160 mila. Numeri ormai stabilizzati negli ultimi anni. Le proiezioni, invece, incutono paura. Rivelano che nel 2010 i casi saranno 400 mila in un anno, oltre 1000 al giorno. In compenso crescono le possibilità di sopravvivere (a 5 anni dalla diagnosi) a malattie che un tempo equivalevano a una condanna. Tumori con sopravvivenza superiore al 75% sono quelli del labbro, melanomi cutanei, mammella, tiroide e linfomi di Hodgkin, testicolo e utero. Per colon, laringe, osso e tessuti molli, prostata, vescica, rene, linfomi non Hodgkin e leucemia linfatica cronica si oscilla tra il 50 e il 75%. Meno fausta la prognosi per patologie a stomaco, intestino tenue, ovaio, leucemia mieloide cronica e della sfera naso, bocca e gola (25-49%). Ancora basse purtroppo le percentuali su esofago, fegato, pancreas, colecisti, polmone, encefalo, leucemie acute: 25%. PERSONALIZZATE - Le novità più concrete riguardano l’approccio di cura del tumore. Le terapie non sono più tutte uguali, ma vengono adattate al malato in base alle caratteristiche individuali. Un vantaggio per efficacia e ridotta tossicità. Questo è possibile avvalendosi di esami di laboratorio eseguiti per individuare fattori di rischio genetici o molecolari (carta genetica). Un metodo che nei prossimi anni avrà un forte sviluppo e potrà essere in prospettiva applicato a 27 mila malati all’anno. «E’ una delle rivoluzioni. Sapremo se e quanto una persona sarà in grado di sopportare certi farmaci», commenta Labianca. SCOMMESSA - La scommessa vera è sui cosiddetti «target oriented», sostanze intelligenti mirate su un bersaglio selezionato: non distruggono tutte le cellule, indistintamente, ma solo quelle alterate, risparmiando le sane. Il capostipite è il rivoluzionario Imatinib, nome commerciale Glivec, contro la leucemia mieloide cronica, finora rimasta insensibile a qualsiasi attacco. Recentemente è stato provato contro una forma molto rara di tumore gastrointestinale, il Gist. Ha avuto successo nel 70-80% dei casi. «Viene sperimentato anche per il polmone e sembra sia più efficace rispetto alle tradizionali chemioterapie - dà uno sguardo al futuro Dino Amadori, l’oncologo di Forlì -. Se riuscissimo ad affinare le stesse armi contro i big killer (cancro al seno, prostata, polmone e colon-retto) ci sarebbe la vera rivoluzione». CENTRI - Domenica a Torino l’Aiom consegnerà al ministro della Salute Sirchia il libro bianco sui tumori in Italia. Panorama sconfortante. I centri di cura censiti sono 280 e solo il 10% possono essere considerati di eccellenza in quanto dotati di tutti i servizi necessari per assicurare al malato un’assistenza completa e di qualità. Tra i requisiti di una struttura a cinque stelle, la presenza di Tac spirale, Pet, laboratorio di biologia molecolare, endoscopia e radiologia interventistica, chirurgia, cure palliative. Il sud è in grande svantaggio rispetto al centro nord: 2,5 posti letto ogni 100 mila abitanti, la metà del resto della penisola. C’è un lungo cammino da percorrere verso l’informatizzazione, un traguardo remoto per la maggior parte degli ospedali, privi di un sito. Pronte anche le linee guida aggiornate di diagnostica e cura. Tra le indicazioni quella sulla mammografia. Non c’è ragione di eseguirla prima dei 40 anni, dopo è sufficiente una all’anno.  

 

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