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TRENTO, 12 LUGLIO 2002
Sangue infetto Dodici a giudizio, c'è anche Poggiolini
La 'storica' udienza preliminare sul «sangue infetto» si è conclusa oggi in Tribunale a Trento con una decisione (12 rinvii a giudizio e 13 «non luogo a procedere») che accontenta in parte tutti: sia i responsabili del gruppo Marcucci, che si sono comunque visti cancellare l accusa più grave, quella di epidemia dolosa capace di portare anche ad una condanna all' ergastolo, sia la Procura di Trento e le parti civili, che hanno viste riconosciute come fondate le accuse di responsabilità rivolte ai vertici farmaceutici nazionali dopo le migliaia di casi di infezione, ai virus dell' Hiv e dell' epatite virale, avvenuti in Italia tra gli anni '80 e '90. Una soddisfazione che rischia di rimanere solo morale in quanto sul processo pende la mannaia della prescrizione dei reati. In ogni caso, secondo la Procura di Trento dall' inchiesta sono emerse leggerezze, non curanza, interessi economici notevoli e superficialità nella gestione dei derivati del sangue utilizzati per fabbricare i farmaci usati per salvare la vita di migliaia di persone. Si è parlato di un giro quasi planetario di materiale biologico, di cui non sempre si conosceva l' origine o meglio - secondo l' accusa - di cui molto spesso non si sapeva se era indenne dalla possibile presenza dei virus delle patologie dell' Aids e dell' epatite virale. Di qui - secondo i Pm Bruno Giardina e Francantonio Granero, coadiuvati più recentemente da Carmine Russo e Alessandra Liverani - il contagio di migliaia di pazienti italiani, con responsabilità anche a livello ministeriale. Il Gup Flaim ha disposto il rinvio a giudizio di Guelfo Marcucci (fondatore dell' omonimo Gruppo industriale); dei dirigenti delle varie aziende del Gruppo Edo Rinaldi, Enzo Bucci, Faustino Boschi, Enrico Romano, Giovanni Rinaldi, Roberto Morini, Roberto Passino; di Anna Maria Tonsa (titolare della società Copla specializzata nel trasporto di plasma ed emoderivati) e di Duilio Poggiolini (ex direttore generale del servizio farmaceutico, presidente della Commissione trasfusione sangue e componente del Consiglio superiore di Sanità). Tutti sono accusati di epidemia colposa. L' accusa riguarda anche l' infermiere del Cardarelli di Napoli Carlo Grassi e l' autista della Copla Francesco Degli Onofri, su cui pende anche l' accusa di furto per essersi impossessati per anni - secondo la Procura di Trento - di 200-300 kg al mese di plasma umano. L' ordinanza e il decreto di rinvio a giudizio letti oggi dal Gup Giorgio Flaim nell' aula della corte d' assise - che dal 29 novembre prossimo ospiterà il vero processo - hanno peraltro sfrondato notevolmente il castello accusatorio realizzato dai magistrati e dalla guardia di finanza di Trento con anni di indagini e riassunte in una requisitoria di 800 pagine. I due atti confermano però nella sostanza la fondatezza delle accuse della locale Procura e delle richieste «di giustizia» avanzate dalle 270 parti civili ammesse all' udienza tra le 1300 che avevano chiesto di potersi costituire nel processo. Per le associazioni che raggruppano i pazienti infettati si tratta di un atto storico, comunque di una vittoria morale che segue i successi ottenuti in sede civile nelle richieste di indennizzi, sulle quali vi sono stati interventi anche in sede europea. Il personaggio eccellente che esce dall' inchiesta è Paolo Marcucci, il figlio del fondatore del Gruppo (che contava sulle aziende Isi, Farmabiagini e Sclavo, tutte specializzate nella produzione di emoderivati e farmaci salvavita). Era accusato di epidemia colposa e dolosa ma il Gup ha ritenuto le accuse insussistenti. Fuori dal processo sono finiti anche il capotecnico della Farmabiagini Andrea Capuano il magazziniere della Sclavo Michele Rosi, il primario del Centro trasfusionale di Avellino Antonio Di Benedetto, il primario del Centro trasfusionale di Caserta Antonio Minerva, il primario del Centro trasfusionale di Prato Giuseppe Paoletto Paoletti, il primario del Centro trasfusionale di Latina Claudio Serafini, l'aiuto primario del Centro trasfusionale di Latina Michele Colarossi, il primario del centro trasfusionale di Taranto Francesco Prusciano, la capotecnico del laboratorio del centro trasfusionale di Taranto Carmela D'Arco, l' aiuto primario del reparto di Ematologia dell' ospedale di Bolzano Ivo Gentilini, la capo tecnico del reparto di immunologia dell' ospedale S.Chiara di Trento Fernanda Marchiori e l' aiuto primario del reparto di Ematologia dell' ospedale di Bolzano Oswald Prinoth L' inchiesta sul sangue era partita nel '94 a livello trentino. Nel giugno '95 era salita alla ribalta internazionale con un primo megasequestro di centinaia sacche di plasma e di prodotti emoderivati eseguito dalla guardia di finanza nelle celle frigorifere dei magazzini generali di Padova. Erano seguiti altri sequestri, di migliaia di confezioni di farmaci già in commercio. Un lavoro ciclopico di indagine culminato in un atto di accusa di 400 pagine, affiancato da una volume di quasi 300 pagine costituito dall' indice degli atti. Atti che occupano uno scaffale lungo 180 metri e che per comodità sono stati trasferiti su Cd. Contengono anche le cartelle cliniche di migliaia di pazienti rimasti infettati. L' inchiesta raggruppava nove differenti fascicoli, tra i quali anche quelli avviati a Roma dal giudice Marini, e riguardava anche l' esportazione di emoderivati, ricavati da plasma non testato, in almeno otto nazioni: Egitto, India, Israele, Romania, Svizzera, Taiwan, Tunisia e Turchia.
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