Corriere Salute

Incoraggianti le prime applicazioni per il fattore della  coagulazione mancante.

Si è celebrata il 15 aprile la Giornata mondiale dell’emofilia, malattia che colpisce in Italia almeno tremila persone e che comporta l’incapacità di arrestare le emorragie di sangue a causa della mancanza di alcuni fattori della coagulazione. Per chi ne soffre adesso c’è una novità: alle terapie già oggi 
disponibili potrebbe aggiungersi, in un prossimo futuro, anche l’aiuto della terapia genica. Ci sono ancora due difficoltà da superare: la quantità di "fattore" mancante che il gene inserito produce e la durata dell’efficacia.
Gli sforzi sono rivolti soprattutto alla ricerca di una cura per i soggetti più gravi. «Per questi pazienti, la strada della terapia genica è proprio quella che si sta cercando di percorrere, con risultati finora promettenti» spiega il  professor Pier Mannuccio Mannucci, direttore del Centro Trombosi ed Emofilia 
dell’Ospedale Maggiore di Milano. «La terapia genica consiste nell'introduzione del gene che codifica per il fattore della coagulazione mancante: per la prima volta, quindi, si tratterebbe di una guarigione completa anziché di una cura da protrarre nel tempo». «Ad oggi sono cinque i trial clinici che si stanno 
conducendo sull'uomo», prosegue l'esperto. «I risultati sono incoraggianti.
Purtroppo, perché questo tipo di terapia possa diventare una realtà per molti, dobbiamo superare due ostacoli. Innanzitutto, la produzione di "fattore" che si riesce ad ottenere non è sufficiente ad eliminare del tutto la necessità di trasfusioni; inoltre, dopo qualche mese, la produzione stimolata dall'inserzione 
del gene si esaurisce». Verosimilmente, quindi, la terapia genica dell'emofilia sarà una realtà solo fra qualche anno.
  

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